#ScattoRacconto : Pescatori a Boca do Inferno.

 

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. 

Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita. 

(Proverbio cinese)

Mi trovavo a Boca do Inferno in Portogallo, tratto di scogliera famoso per il fatto che quando l’oceano è mosso si può ascoltare un suono che è simile ad un gemito umano ed inoltre il vapore acqueo che fuoriesce dalla spaccatura della roccia sembra fumo proveniente dall’inferno, da cui il nome.

Ecco, quel giorno purtroppo l’oceano era calmo, perciò non ho potuto contemplare quel fenomeno, tanto da trovare addirittura dei pescatori!

pesca a boca do inferno

Uno di loro mostrò orgoglioso il suo bottino al mio obiettivo fotografico. 😀

pesce pescato portogallo

Ogni volta mi pongo delle domande guardando quelle persone intente a pescare, “appollaiate” a quei secchi o seggiolini con lo sguardo sull’acqua, e mi sento incuriosita da quell’attività, che per molti è un lavoro e per altri invece una vera passione.

Queste domande ho deciso di porle a chi ne sa sicuramente più di me.
Ho chiesto a Dario Sartori, appassionato di pesca fin dalla tenera età, campione a squadre della città di Monza, vincitore del provinciale a coppie di Monza e Brianza, e vice campione provinciale di Milano, a cosa riflette in quei momenti di attesa oppure se riesce a sgomberare la mente da qualunque pensiero.

Mi ha risposto: <Mentre gareggio sono molto concentrato e soprattutto cerco di capire cosa avviene in acqua alle mie esche. Se vado a pescare come passatempo, riesco a sgomberare la mente e a rilassarmi, rimanendo comunque concentrato su ciò che sto facendo.>

Gli ho domandato anche come nasce la passione per la pesca.

<Secondo me nasce dal mettersi in confronto con la natura. Immergersi in un ambiente estraneo e apprezzare ciò che ci può dare. Anche se molti dicono che la pesca è uno sport crudele, io invece pratico la pesca sportiva imparando a rispettare l’ambiente e i miei avversari, i pesci. Inoltre trovo bellissimo perdersi in autentici paradisi dove potersi rilassare e staccare da tutto.>

Immaginando il silenzio dei luoghi in cui si pesca, magari in riva ad un lago oppure ad un fiume, ho sempre creduto che fosse un modo unico di evadere dalla quotidianità, come quando viaggiando osservi un panorama nuovo cercando te stesso o cercando risposte.
Ora so che quegli sguardi fissi sull’acqua non sono solo pensieri confidati lì, ma c’è dell’altro, c’è anche la concentrazione e l’osservazione attenta di ciò che lì vi avviene.

Ringrazio Dario Sartori per aver partecipato a questo articolo della serie #ScattoRacconto del mio blog. 😉

Ciao a tutti da Futura e ci rileggiamo al prossimo post!
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